28/10/2019
 

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GF Legal: Legge 4/2013 sulle libere professioni non organizzate in albi, ordini o collegi

a cura dell'avvocato Cristina Gandolfi

In Italia si stima* che il sistema delle associazioni professionali conti oltre 3,5 milioni di professionisti, 1 milione dei quali iscritti a circa 1.500 associazioni professionali (elaborazione 2012 su dati Censis, Isfol, Istat, Minlavoro, Inps). Si tratta di una parte del Paese che produce il 9% circa del PIL. Questa parte di economia nazionale è la diretta interessata della Legge 4/2013 sulle libere professioni non organizzate in albi, ordini o collegi.

La Legge 4/2013 tutela i consumatori/clienti attraverso processi di attestazione degli standard qualitativi e di certificazione di parte terza delle professioni associative. L'obiettivo principale è offrire ai professionisti, non iscritti in ordini o collegi, seppure impegnati in attività di grande interesse economico e tecnico e capaci di prestare servizi e/o opere in favore di terzi, di autoregolamentare in modo volontario queste professioni e le associazioni ad esse riconducibili, e di creare dei riferimenti di qualità che siano distintivi per i professionisti e soprattutto per chi utilizza i loro servizi professionali.

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Ottobre 2019
 
Rubrica "Diritto&Lavoro"

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Rivista ufficiale di Assoenologi

RESPONSABILITA’ DEONTOLOGICA E PROFESSIONALE DEGLI ENOLOGI ANCHE CON RIFERIMENTO ALLE PECULIARITA’ DELLA LEGGE 4/2013

Il mondo degli Enologi è interessato dalla Legge n. 4 del 2013, soprattutto considerato come la stessa Assoenologi sia inserita negli elenchi previsti da tale Legge.

La Legge 4, pubblicata nella GU n.22 del 26.01.2013 ha, come obiettivo principale quello di offrire ai Professionisti, non iscritti in Ordini o Collegi, seppure impegnati in attività di grande interesse economico e tecnico e capaci di offrire servizi e/o opere in favore di terzi, di autoregolamentare in modo volontario queste professioni e le associazioni ad esse riconducibili, e di creare dei riferimenti di qualità che siano distintivi per i professionisti e soprattutto per chi utilizza i loro servizi professionali.

La Legge 4/2013 è, infatti, incentrata sulle caratteristiche che le Associazioni devono avere per poter essere iscritte negli elenchi tenuti presso il Ministero dello Sviluppo Economico, nello specifico nella sezione “Professioni non organizzate in ordini e collegi: elenco delle associazioni professionali”.

C’è, peraltro, un tema che in questa sede è utile affrontare, ed è quello legato alla formazione e alle conseguenti implicazioni deontologiche riconducibili a tali attività.

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09/09/2019

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TUTELE E DIRITTI PER IL MONDO RIDER. MA L'ESPERTO LANCIA L'ALLARME: "TROPPE INCERTEZZe DA RISOLVERE"

Leggi regionali, iniziative dei Comuni (Bologna e Milano per esempio), sentenze dei tribunali, accordi sindacali e finalmente un recentissimo decreto legge.
Al centro l'universo dei lavoratori digitali, fra cui rientra la cetegoria simbolo dei rider, che reclama un quadro di regole uniformi per uscire da un vuoto normativo - o quantomeno da una giungla - in tema di retribuzione minima, indennità speciali, tutele assistenziali e previdenziali. Che alla fine significa: evitare lo sfruttamento.
Secondo l'avvocato Mario Fusani, parnter dello studio legale GF Legal, c'è appunto una pirma esigenza di fondo: "Ai rider e più in generale ai lavoratori digitali servono regole chiare".

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Settembre 2019
 
Rubrica "Diritto&Lavoro"

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Rivista ufficiale di Assoenologi

IMPUGNABILITA' DEL VERBALE DI CONCILIAZIONE PER VIZIO DEL CONSENSO

una nuova luce sull'arbitrato lavoro

I rapporti di lavoro, anche nel mondo vitivinicolo, possono attraversare c.d. momenti patologici che possono essere superati dalle parti attraverso la stipula di accordi.
Affinché tali accordi possano essere definitivi e non siano più oggetto di ripensamento da parte sia del lavoratore che dell’azienda, gli stessi devono essere sottoscritti in una delle c.d. sedi protette che la legge fissa all’articolo 2113 c.c. ossia dinnanzi: al Giudice del Lavoro, alle apposite Commissioni di Conciliazione istituite presso l’ITL (Ispettorato Territoriale del Lavoro già DTL), in sede sindacale oppure ad un Collegio di conciliazione ed arbitrato irrituale.

Un accordo reso solo fra gli interessati, invece, potrà essere impugnato entro 6 mesi dalla sottoscrizione (se almeno è stato fatto per iscritto) e risulterà mancante, quindi, di quel carattere di definitività che garantisce la certezza dei rapporti tra le parti.
In ogni caso, affinché tale effetto di definitività possa prodursi dovranno essere rispettati i requisiti di validità ed i presupposti previsti dalla legge.

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