18/01/2023

LA VOGLIA DI CAMBIARE POSTO SI FA LARGO ANCHE IN ITALIA | SPECIALE LAVORO - LA REPUBBLICA

GF LEGAL

La "great resignation", che ha preso campo negli Stati Uniti, comincia ad allargarsi nel nostro Paese.
Il giuslavorista Fusani: "Le aziende stanno cercando di rispondere sperimentando la settimana corta".

Lavoratori italiani: maggiore importanza al bilanciamento vita-lavoro

Mario Fusani, avvocato giuslavorista e co-founder dello studio legale GF Legal, in questa intervista de La Repubblica si sofferma sui molti lavoratori italiani che "hanno iniziato a dare maggiore importanza alla qualità del lavoro, della vita, mettendo al primo posto i desideri di autorealizzazione, crescita personale e sociale."

L'avvocato Fusani, giuslavorista e arbitro in Diritto del lavoro e sindacale, è convinto che il futuro del rapporto tra imprese e dipendenti dipenderà molto dal raggiungimento di questo obiettivo ed aggiunge "le sperimentazione della settimana corta (in una settimana: 4 giorni di lavoro su 5) stanno tentando di offrire una risposta alle nuove e immediate esigenze dei lavoratori: in particolare, la richiesta di un migliore bilanciamento tra lavoro e vita personale".

A monte di ciò il suggerimento che l'Avv. Mario Fusani suggerisce è di "definire i nuovi parametri per misurare la produttività, diversi dalla qualità del tempo, e non limitarsi alla mera richiesta di disponibilità delle proprie energie perchè queste vengano gestire ed organizzate dal datore di lavoro".

Great resignation un fenomeno globale in continua crescita, anche in italia

La "great resignation" è un fenomeno globale in continua crescita, che sta prendendo piede anche in Italia, alimentato da sempre più persone che decidono di lasciare il proprio posto di lavoro per le ragioni più svariate.

A questo riguardo l'Avv. Fusani segnala che solo nel mese di novembre, in America, 4.5 milioni di persone si sono dimesse dal proposto posto di lavoro, un record storico. "Ogni dieci posizioni aperte ci sono in media solo sette lavoratori disponibili".

Tra i settori più colpiti sanità 3,6% e tech 4,5%. "Stress e burnout sono stati i motivi che hanno spinto i dipendenti a lasciare la propria occupazione. Di questi ben il 36% lo ha fatto senza avere già un impiego".

Anche in Italia si riscontrano numeri crescenti al fenomeno della "great resignation". L'Avv. Fusani evidenzia che nel 2021 sono state quasi 1.9 milioni le dimissioni volontarie, circa il 12% in più rispetto al 2019. Solo nel primo trimestre dell'anno sono state 307mila.

Precisa che il 39% delle circa 560000 opportunità di lavoro previste nel mese di giugno rischiava di non essere coperta da alcun lavoratore, per mancanza di personale con adeguata esperienza (69%); o per mancanza di candidati (19%) o per candidature agli annunci da parte di persone prive di giuste competenze (13%).

Su questo quadro impatta anche l'andamento demografico: "L'ISTAT certifica che i giovani tra i 15 e i 34 anni, residenti in Italia, sono diminuiti di 3051000 unità, poco più del 20% del dato di inizio millennio. Un dato che allarma e che rappresenta il vero problema per il nostro Paese".

v.d.c

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@RIPRODUZIONE RISERVATA - LA VOGLIA DI CAMBIARE POSTO SI FA LARGO ANCHE IN ITALIA - intervista all' Avv. Mario Fusani - GF Legal - pubblicato su La Repubblica - Speciale lavoro