Stampa

DA OGGI LE IMPRESE POTRANNO CHIEDERE CONTRIBUTI SE ASSEGNANO AZIONI AI LAVORATORI

on .

L'impresa vuole finanziarsi? I lavoratori vogliono contare di più in azienda?
Da oggi le imprese che vogliano vendere o assegnare gratuitamente azioni ai lavoratori possono ricevere un contributo dallo Stato.
Si tratta di una misura positiva sia per l'azienda che per il lavoratore.
L'impresa può, infatti, in questo modo finanziarsi ma anche fidelizzare il lavoratore che, se diventa anche se solo in parte "proprietario" di minoranza dell'azienda, può assumere un atteggiamento maggiormente proattivo.
Il lavoratore, dal canto suo, può investire i propri risparmi risparmiando rispetto a quanto il mercato gli offrirebbe e può "partecipare" all'impresa che gli da lavoro.
Ma andiamo per ordine.
La Legge 27 dicembre 2013, n. 147 (legge di stabilità 2014) ha istituito, all'art. 1, comma 180, uno specifico fondo presso il Ministero del lavoro finalizzato all'incentivazione di iniziative rivolte alla partecipazione dei lavoratori al capitale e agli utili delle imprese e per la diffusione dei piani di azionariato rivolti a lavoratori dipendenti. Le modalità e i criteri di utilizzo del predetto fondo sono stati determinati dal decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, del 20 giugno 2016.
Il decreto chiarisce quali sono le attività che possono ricevere le premialità previste dalla legge e i potenziali beneficiari. Il Fondo sostiene le iniziative avviate dalle imprese che assegnano ai lavoratori azioni a titolo gratuito ovvero le offrono in sottoscrizione a condizioni vantaggiose rispetto alle condizioni di mercato.
Per quanto concerne il requisito soggettivo, possono accedere al fondo le imprese costituite in società per azioni italiane o di altri Paesi dell'Unione Europea che abbiamo una o più sedi secondarie nel territorio italiano.
Il beneficio concesso dal fondo si limita alle azioni conferite a dipendenti che abbiano un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e che rientrino nelle qualifiche indicate dal Decreto Interministeriale (ovvero, quadri, impiegati, operai).
La sottoscrizione di azioni a titolo oneroso non può eccedere il 20% della retribuzione netta annua del lavoratore, comprensiva delle maggiorazioni previste dalla contrattazione collettiva.
Il Decreto introduce, poi, delle previsioni volte a tutelare la libertà dei lavoratori nell'adesione ai piani di azionariato proposti dall'impresa e il diritto dei dipendenti ad essere adeguatamente informati sull'operazione, sui vantaggi e sulle agevolazioni fiscali connesse.
Per quanto concerne il contenuto del beneficio concesso alle imprese, questo è rappresentato dal riconoscimento di una somma pari al 30% del valore dell'azione assegnata a titolo gratuito al lavoratore. In caso di assegnazione delle azioni a titolo oneroso, il contributo del 30% va calcolato non sul valore dell'azione ma sulla differenza tra il valore dell'azione e l'importo di sottoscrizione richiesto al lavoratore.
Ai fini della determinazione del valore delle azioni si fa riferimento al loro valore nominale, ovvero, nel caso di società con azioni quotate in mercati regolamentati italiani o di altri paesi dell'Unione europea, al prezzo medio ponderato dell'ultimo semestre di quotazione.
Facciamo un esempio. La società Alfa decide di assegnare gratuitamente ai propri dipendenti le proprie azioni che hanno un valore (o valore nominale o prezzo medio ponderato) di 9 euro. L'azienda otterrà un contributo statale di 2,70 euro per ogni azione. Il lavoratore non pagherà nulla. Se, al contrario, la società Alfa decidesse di offrire in sottoscrizione le azioni ai propri dipendenti al prezzo di 5 euro ciascuna, il contributo statale sarebbe di 1,20 euro per ogni azione e il lavoratore pagherebbe le azioni 5 euro anziché 9 euro come la generalità dei risparmiatori.
In ogni caso, il contributo pubblico non potrà superare 10 € per ciascuna azione.
Dal 9 novembre 2016, e fino al 10 marzo 2017, è possibile, per le imprese interessate, presentare le domande per ottenere i contributi previsti essendo stato pubblicato l'avviso pubblico relativo alle modalità di accesso al Fondo per gli incentivi alle iniziative per la partecipazione dei lavoratori al capitale e agli utili delle imprese e per la diffusione dei piani di azionariato di cui all'articolo 1, comma 180, della legge 27 dicembre 2013, n. 147.
Volendo inquadrare la fattispecie da un punto di vista giuridico, occorre considerare che nel nostro ordinamento è stato sempre espresso un certo favor nei confronti del coinvolgimento dei lavoratori alla gestione delle imprese. La "partecipazione dei lavoratori" all'impresa trova un preciso riferimento normativo nella Carta Costituzionale che, all'art. 46, afferma che: "Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende".
La norma è rimasta inattuata perché il legislatore non ha mai emanato leggi ordinarie che introducessero i diritti partecipativi dei lavoratori nell'impresa a cui, in maniera generica, la Costituzione fa riferimento. Ciò, a differenza di altri Paesi europei dove la partecipazione dei lavoratori all'impresa è obbligatoria per legge (si pensi al caso della Mitbestimmung tedesca), in Italia non è avvenuto.
L'unica forma di partecipazione prevista dalla legge, in Italia, è la c.d. partecipazione debole – o passiva, ovvero, i diritti di informazione e consultazione dei lavoratori (introdotti con il d.lgs. 6 febbraio 2007, n. 25 - che recepisce la direttiva europea 2002/14/CE). Tale legge, peraltro, è stata introdotta per la necessità di recepire quanto prescritto in tal senso dal diritto comunitario.
Le uniche esperienze aziendali in cui è stata posta in essere la partecipazione organica dei lavoratori, ovvero il loro coinvolgimento in aspetti decisionali e gestionali, sono state il frutto di accordi aziendali che hanno introdotto simili diritti e prassi di relazioni industriali (si pensi, tra gli altri, al Protocollo tra Gruppo Iri e Cgil-Cisl-Uil del 18 dicembre 1984; al Protocollo Zanussi del 1997 e, più di recente, al Contratto integrativo di partecipazione aziendale tra Volkswagen Group Italia e Cgil-Cisl-Uil dell'8 marzo 2016).
L'ordinamento, con l'istituzione del fondo finalizzato all'incentivazione di iniziative rivolte alla partecipazione dei lavoratori al capitale e agli utili delle imprese e per la diffusione dei piani di azionariato rivolti a lavoratori dipendenti, di cui all'art. 1, comma 180, l. n. 147/2013, interviene a sostegno di una delle possibili pratiche partecipative attivabili in azienda, ovvero, la c.d. partecipazione finanziaria o economica: tale tipologia comprende tutte le forme di partecipazione dei lavoratori agli utili d´impresa o al capitale della stessa.
In attesa di un intervento normativo organico che dia attuazione all'art. 46 della Costituzione e che introduca, per via legale, i diritti partecipativi dei lavoratori alle imprese la strada del sostegno economico alle aziende che coinvolgono, sul piano azionario, i propri dipendenti appare una novità interessante sia per l'impresa che per il lavoratore.
© riproduzione riservata dello Studio GF LEGAL STP
GF LEGAL STP | Sede Legale: Via Boncompagni, 93 - 00187 Roma (RM) - Italy | p.iva 10723741004
Copyright ® 2013-2017 - tutti i diritti riservati | Contatti | Privacy Policy | Powered by ::: ITechSolution.it :::