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I PRECEDENTI CHE SPIEGANO IL NO DELLA CORTE COSTITUZIONALE AL REFERENDUM SULL’ARTICOLO 18

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Con la decisione di ieri, è stato dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale, il quesito referendario proposto dalla CGIL con il quale si chiedeva di ripristinare la reintegrazione nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo e di estendere questa tutela ai dipendenti di aziende con più di 5 addetti.
Pur in assenza delle motivazioni della Corte, che dovrebbero essere pubblicate non prima del prossimo 11 febbraio, è possibile provare a ricostruire l'iter del ragionamento giuridico che ha condotto la Corte a prendere questa decisione.
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DA OGGI LE IMPRESE POTRANNO CHIEDERE CONTRIBUTI SE ASSEGNANO AZIONI AI LAVORATORI

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L'impresa vuole finanziarsi? I lavoratori vogliono contare di più in azienda?
Da oggi le imprese che vogliano vendere o assegnare gratuitamente azioni ai lavoratori possono ricevere un contributo dallo Stato.
Si tratta di una misura positiva sia per l'azienda che per il lavoratore.
L'impresa può, infatti, in questo modo finanziarsi ma anche fidelizzare il lavoratore che, se diventa anche se solo in parte "proprietario" di minoranza dell'azienda, può assumere un atteggiamento maggiormente proattivo.
Il lavoratore, dal canto suo, può investire i propri risparmi risparmiando rispetto a quanto il mercato gli offrirebbe e può "partecipare" all'impresa che gli da lavoro.
Ma andiamo per ordine.
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RIFLESSIONI SUL RITO FORNERO

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SENTENZA dell'8 giungo 2016
Dott. Tatarelli Presidente estensore
Dott.ssa Miccichè Consigliere
Dott. Casciaro Consigliere
MASSIMA
La Corte d'Appello di Roma ha ritenuto ammissibile e tempestiva l'opposizione proposta in via meramente incidentale, nel c.d. Rito Fornero, a fronte dell'opposizione ritualmente proposta entro 30 giorni dalla controparte. In tal caso, infatti, in applicazione del diritto di difesa e del diritto al giusto processo, deve essere garantito il diritto all'impugnazione anche alla parte che ha lasciato spirassero inutilmente i termini per l'opposizione stessa.
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LICENZIAMENTI COLLETTIVI E COMUNICAZIONE DI AVVIO DELLA PROCEDURA

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Con la sentenza n. 17234 del 22 agosto 2016, la Corte di Cassazione ha ritenuto illegittimo il licenziamento collettivo di un'impresa che, in assenza della RSU e della RSA, aveva inviato la comunicazione di avvio dell'iter procedurale soltanto agli organismi operanti in ambito comunale, escludendo altre organizzazioni che avevano la propria rappresentanza a livello provinciale e nazionale.
La Suprema Corte ha ritenuto arbitraria tale limitazione "poiché un così circoscritto ambito territoriale non teneva conto della rilevanza quantomeno provinciale delle problematiche afferenti una procedura di mobilità e del sicuro criterio di rappresentatività costituito dalla sottoscrizione di accordi collettivi applicati in azienda, laddove la norma faceva riferimento ad una dimensione nazionale".
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PER LICENZIARE LE ASSENZE DEVONO ESSERE DI QUALITA’

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E' di non poco interesse, la sentenza del Tribunale di Brindisi, Sezione Lavoro del 26 ottobre 2016 relativa ad un caso di contestazione fatta da un lavoratore alle ragioni poste a fondamento del suo licenziamento.
Nello specifico il lavoratore, ha lamentato la discriminatorietà del licenziamento, avendo la società indicato tra le assenze anche quelle determinate dall'esercizio dell'attività sindacale.
Il ricorrente, ha poi chiesto anche la reintegra nel posto di lavoro precedentemente occupato, oltre al pagamento dell'indennità risarcitoria dalla data di licenziamento sino all'effettiva reintegra ed al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali.
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LA DECORRENZA DELLA PRESCRIZIONE DEI DIRITTI NEL RAPPORTO DI LAVORO

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Con sentenza n. 3460 del 16 dicembre 2015 il Tribunale di Milano si è pronunciato sul tema della prescrizione dei crediti retributivi di lavoratori assunti da un'impresa con oltre 15 dipendenti.
La decisione è di particolare interesse perché stabilisce che per i diritti di credito in questione a seguito dell'entrata in vigore dalla Legge Fornero (18 luglio 2012) la prescrizione decorre non durante il rapporto di lavoro, ma dalla data di cessazione del rapporto stesso. In effetti, la Legge Fornero ha per così dire reso preminente la tutela indennitaria rispetto a quella reintegratoria nel caso di licenziamento illegittimo in aziende con oltre 15 dipendenti.
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LE NUOVE REGOLE EUROPEE IN MATERIA DI PRIVACY

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Dopo quasi 4 anni da quando era stata presentata la proposta dalla Commissione Europea nel gennaio del 2012, durante i negoziati del 15 dicembre 2015 con Parlamento e Consiglio è stato finalmente trovato l'accordo per il nuovo Regolamento europeo sulla protezione dei dati, che introdurrà un'unica legislazione in tutte e 28 nazioni dell'UE.
In Italia, prenderà il posto dell'attuale Codice Privacy (D. lgs. 196/2003).
In Europa, tale regolamento si aggiunge al riconoscimento che il diritto alla protezione dei dati personali oggi già trova all'interno del Trattato di Lisbona e della Carta dei diritti fondamentali dell'UE.
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