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ADESIONE AD ASSOCIAZIONI TERRITORIALI E DISDETTA UNILATERALE DEL CCNL

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Nel settembre 2017 la Corte d'Appello di Torino ha espresso un interessante principio in tema di libertà sindacale ed autonomia contrattuale.
In un caso di doppia iscrizione a Unindustria, e quindi al sistema associativo di Confindustria, nonché a Confcommercio, la Corte d'Appello torinese ha, testualmente, affermato che "La sola adesione a strutture territoriali non costituisce adesione a livello nazionale, né implica un mandato o un'adesione (...)" all'associazione di categoria.
Il pagamento della quota associativa a strutture territoriali di associazioni datoriali determina l'instaurazione, innanzitutto, di un vincolo di servizio, in virtù del quale gli imprenditori possono fruire dei servizi offerti (conciliazione sindacale assistenza nelle procedure collettive ecc.).
A tale vincolo non consegue, in via automatica, il conferimento di un mandato, o l'adesione, all'associazione nazionale di categoria, soprattutto ove l'attività prevalente attenga ad un diverso settore merceologico.
Mancando, quindi, la rappresentanza, dell'imprenditore, in capo all'associazione di categoria, il potere di disdetta o il recesso dal CCNL applicato non spetta esclusivamente all'associazione datoriale che ha sottoscritto il contratto.
In applicazione, quindi, dei principi di libertà sindacale, di autonomia contrattuale nonché di prevalenza:
"Vengono, pertanto, meno le ragioni, poste a base della sentenza impugnata, che hanno condotto a ritenere non legittima la disdetta unilaterale del datore di lavoro del CCNL Metalmeccanici, pacificamente applicato ad una parte del tutto minoritaria del personale dipendente e in relazione ad un'attività d'impresa che non appartiene al settore regolato da tale CCNL".
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PAGAMENTO DELLA RETRIBUZIONE E TRACCIABILITA'

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 Con la Legge di Bilancio 2018, L. 205/2017, il Legislatore ha sancito espressamente il divieto di corrispondere la retribuzione, o anticipi di essa, in danaro contante, qualunque sia la tipologia del rapporto di lavoro instaurato: subordinato, di collaborazione o con soci di cooperative, a far data dall'1 luglio 2018.
Al fine di garantire la tracciabilità, è imposto l'utilizzo di specifici mezzi di pagamento, quali il bonifico bancario, gli strumenti di pagamento elettronici o l'assegno consegnato al lavoratore, o ad un suo delegato in caso di comprovato impedimento.
L'unica forma di pagamento in contanti è concessa, a mezzo di deposito del denaro stesso presso lo sportello bancario o postale, ove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento.
La ratio della norma è quella di garantire ai lavoratori il percepimento, effettivo, di una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro prestato e, comunque, sufficiente ad assicurare, a se ed alla sua famiglia, un'esistenza libera e dignitosa, nel rispetto dell'art. 36 Cost. ed in applicazione dei minimi retributivi previsti dal CCNL di riferimento.
Sempre in tema di retribuzioni, la Legge di Bilancio chiarisce che la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell'avvenuto pagamento della retribuzione.
Tale disposizione non costituisce una novità, ma piuttosto una presa d'atto della Giurisprudenza già consolidata in merito, producendo, al contempo, l'effetto di enfatizzare il principio di tracciabilità.
Dall'1 luglio 2018 in poi, infatti, l'unica prova della corresponsione della retribuzione sarà rappresentata dall'attestazione di avvenuto pagamento, con le modalità indicate dal legislatore.
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